ORIGINI E SVILUPPO DEL CARNEVALE IN SICILIA
Il Carnevale in Sicilia ha attraversato i millenni, evolvendo in una celebrazione che precede la Quaresima, ricca di significati e simbologia. Il Carnevale ha origini antichissime a partire da antichi riti greci dionisiaci e dai Saturnali latini, feste caratterizzate da un clima di euforia e trasgressione, in cui si sovvertivano i ruoli sociali e si celava la propria identità dietro una maschera. Il termine Carnevale deriva da “Carnem Levare”, che significa “astenersi dal mangiare carne” durante la Quaresima, il periodo di 40 giorni che precede la Pasqua Cristiana. Il Carnevale, quindi, era l’occasione per concedersi gli ultimi sfizi prima del digiuno imposto dalla Chiesa. La storia della Sicilia, terra di incontro tra diverse culture, ha influenzato anche le celebrazioni del Carnevale, che hanno assunto caratteristiche peculiari a seconda delle varie zone dell’isola nel folklore, nell’arte, nella gastronomia e nelle tradizioni popolari. Il Carnevale siciliano, quindi, è il frutto di un connubio di influssi dall’antichità dei Greci e dei Romani, dagli Arabi ai Normanni, dagli Spagnoli ai Francesi, fino all’Unità d’Italia. Da ogni epoca storica il Carnevale siciliano ha assunto un aspetto particolare, con consuetudini, usanze, maschere e tradizioni culinarie differenti. I festeggiamenti del Carnevale prevedono eventi di vario genere: sfilate di carri, sfilate in maschera, balli, concerti, sagre. Tra i più conosciuti citiamo Il Carnevale di Acireale, considerato uno dei più belli e antichi di tutta la Sicilia, caratterizzato da sfilate di carri in cartapesta e infiorati, arricchiti con moderni giochi di luci e scenografie spettacolari; ed il Carnevale di Sciacca tra i più antichi della Sicilia, risalente al 1600, la cui particolarità, frutto di una tradizione secolare, è la presenza della tipica maschera siciliana “Peppe Nappa”, il cui carro viene bruciato l’ultimo giorno della festa, dopo aver riconsegnato le chiavi della città al sindaco di Sciacca. Ma il Carnevale siciliano è soprattutto un momento di convivialità e condivisione, in cui si preparano e si gustano specialità culinarie tipiche, che insieme alle musiche e ai balli tradizionali, contribuiscono a rendere la festa un’esperienza coinvolgente.
Noi vogliamo raccontarvi le nostre tradizioni locali, forse poco conosciute, uniche e affascinanti, che riguardano il nostro territorio in provincia di Messina, in occasione del Carnevale.
RODI’ MILICI E I MISI ILL’ANNU
A Rodì Milici (ME) la domenica e il martedì di Carnevale si tiene una recita in un unico atto, in dialetto agropastorale, chiamata “I misi ill’annu" (I mesi dell’anno). Si tratta di una rappresentazione teatrale di un testo a più voci, in cui si alternano in scena 15 personaggi in totale: I dodici mesi dell’anno, il re, il poeta e il viandante. I 12 mesi dell’anno, in groppa ad asini o cavalli, bardati a festa si susseguono nell’atto dello sfidarsi, attraverso versi in rima, declamando i motivi per i quali ognuno di essi meriterebbe il titolo di Re, simbolo del Tempo. Il Poeta/magistrato interviene per far superare i contrasti, riportando la pace ed i buoni rapporti con un ballo pacificatore. Alla fine del ballo il Viandante, una sorta di “Io narrante”, incoraggerà il Re a salvare la propria corona. L’origine di questa manifestazione risale al 1880 circa per merito del poeta-contadino Giuseppe Trifilò che, secondo la tradizione, compose tali versi durante il viaggio di ritorno in nave dagli Stati Uniti verso casa. Lo stesso Trifilò portò in scena la rappresentazione per la prima volta intorno al 1905, interpretando personalmente il Viandante. La rappresentazione rievoca l’ancestrale potere del ciclo agrario durante lo scorrere dell’anno, scandendo le principali attività agricole fondamentali per la sopravvivenza della comunità. Ciascuno dei mesi aspira alla corona di Re e argomenta al sovrano le ragioni per le quali meriterebbe tale incoronazione. GENNAIO, “primo mese”, in quanto fornisce acqua ed alimenti; FEBBARIO, mese della gaiezza; MARZO, che simboleggia la primavera; APRILE (che anticamente era rappresentato da un uomo vestito con abito da sposa e oggi da una donna (unica attrice femminile), con abbigliamento da primavera, il “mese della bellezza”; MAGGIO, che porta abbondanza di franzisi (aratro a una sola ala) e tumunìa (grano marzuolo); GIUGNO, il mese della mietitura; LUGLIO, che offre frumento e frutti di ogni specie; AGOSTO, per il caldo e la ricchezza di frutti; SETTEMBRE, che cantando porta alla vigna; OTTOBRE, per la vendemmia e le salsicce; NOVEMBRE, che offre vino novello e neve; DICEMBRE mese di nascita di Cristo Onnipotente.
NOVARA DI SICILIA E IL TORNEO DEL MAIORCHINO
Nel vicino comune di Novara di Sicilia (ME), durante i pomeriggi della settimana di Carnevale e nelle settimane precedenti si svolge il TORNEO DEL MAIORCHINO (inserito nel Registro delle Eredità Immateriali di Sicilia detto REIS). Il Maiorchino è un formaggio di pecora a produzione locale, secondo tecniche tradizionali, che rientra nell'elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) stilato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che ha ottenuto anche il riconoscimento di presidio Slow Food come "Maiorchino di Novara di Sicilia". Il Maiorchino ha un sapore delicato, tendente al piccante all'aumentare della stagionatura. La forma è rotonda, con diametro di circa 35 cm e altezza di circa 12 cm, pesa circa 12 kg, ha una crosta di colore ambrato tendente al marrone per i formaggi più stagionati; la pasta interna è di colore giallo paglierino ed ha una consistenza compatta. Secondo alcune fonti, già nel 1600 esisteva una manifestazione denominata “gioco della maiorchina”, durante la quale i pastori si sfidavano facendo rotolare lungo le strade del paese le forme di formaggio da loro prodotte, con lo scopo di dimostrare quanto la stagionatura fosse ben fatta.
È un gioco di abilità, ma soprattutto di fortuna. Più squadre di giocatori, composte da 3 concorrenti ciascuna, si sfidano facendo rotolare le forme di Maiorchino, lungo un percorso prestabilito di circa due chilometri, partendo da via Duomo fino al Piano Don Michele. Ogni squadra nomina il proprio capo. A giudicare l’esito e la regolarità della competizione, vi sono i “giudici di gara”. Il lancio di partenza, facendo leva sul piede di appoggio fermo (pedi fermu), nel punto segnato e senza alcuna rincorsa, avviene attraverso la cosiddetta lazzada: uno spago di 1,00-1,20 metri circa, avvolto intorno alla forma, che viene srotolato con forza per dare la spinta necessaria alla forma di formaggio per iniziare il suo percorso. Il gioco è caratterizzato da un regolamento preciso e da termini dialettali che indicano momenti, azioni (modi ed effetti del lancio), luoghi (tappe del percorso). Vince la squadra che taglia per prima il traguardo, impiegando il minor numero di lanci. Durante la manifestazione i partecipanti e il pubblico che assiste e fa il tifo, pronuncia termini ed espressioni tipiche del gioco e del luogo. La manifestazione “sportiva” si conclude con una degustazione di prodotti tipici locali, ad opera dei produttori locali, che offrono i loro prodotti caseari per la degustazione, tra cui primeggia, ovviamente, il Maiorchino ma anche ricotta, tuma e i maccheroni al sugo di carne di maiale con una spolverata abbondante di Maiorchino grattugiato.
Il Carnevale in Sicilia è un’esperienza intensa che unisce storia, cultura, arte, gastronomia e divertimento in un unico evento. Dalle sue radici antiche alle sue celebrazioni contemporanee, il Carnevale siciliano offre un viaggio nelle tradizioni e nell’identità della nostra regione. Ti troverai immerso in un’atmosfera di festa e allegria. Avrai l’opportunità di assaporare deliziose specialità culinarie locali e partecipare ad indimenticabili eventi e spettacoli.