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by MARIACRISTINA CELI 18 March 2025
ORIGINE DEL NOME GIUSEPPE L'etimologia del nome Giuseppe ha una storia antica e affascinante, che affonda le sue radici nella tradizione ebraica e si intreccia strettamente alla sfera religiosa. Il nome Giuseppe deriva dall’ebraico ebraico Yosef, che si compone di due parti: Yahweh, che si riferisce a Dio, e yasaf, che significa "aggiungere" o "accrescere" pertanto, può essere interpretato come "Dio aggiunge" o "Dio accresce”. Questa espressione suggerisce un'idea di abbondanza e benedizione divina, attribuendo a chi porta questo nome una speciale grazia di prosperità e crescita nella vita. Nel passaggio dall'ebraico all'uso greco e latino, Yosef diventa in greco in Ioseph e poi in Iosephos o Iosepos, ripreso in latino come Ioseph, Iosephus e nella forma più popolare di Ioseppus. L'etimologia del nome Giuseppe ha quindi viaggiato attraverso i secoli e le culture, evolvendosi in molte varianti linguistiche: Iosephus è la forma che ha influenzato le versioni moderne in diverse lingue europee. Il nome originale "Yosef" è legato quindi alla speranza che Dio possa concedere benedizioni e nel contesto biblico il nome Giuseppe è particolarmente significativo. Nell'Antico Testamento è raccontata la storia di Giuseppe, undicesimo figlio di Giacobbe e Rachele, venduto per gelosia come schiavo dai fratelli, poi divenuto importante consigliere del faraone in Egitto. Giuseppe è simbolo di fede, perseveranza e della capacità di superare le avversità affidandosi a Dio. Anche il “nostro” San Giuseppe nel Nuovo Testamento, sposo di Maria e padre putativo di Gesù, assume una forte connotazione di fede e perseveranza, umiltà e rettitudine. In Italia grazie alla figura di San Giuseppe, il nome Giuseppe si è diffuso come emblema di dedizione familiare, umiltà e laboriosità, dedizione per la famiglia e per il lavoro, amore per le cose semplici, onestà e umiltà, affidabilità e protezione, trasmettendo un senso di stabilità e fiducia che lo ha reso uno dei nomi più apprezzati e utilizzati. FESTA DEL PAPA' In Italia, per queste motivazioni, la Festa del papà cade proprio il 19 marzo, giorno del calendario che nel 1479 papa Sisto IV dedicò a San Giuseppe e la scelta di festeggiare i papà in questa data è strettamente legata alla figura di San Giuseppe, che nei secoli è stato considerato il "padre per eccellenza", buono, laborioso, comprensivo, un vero esempio di paternità. Nel mondo però i vari Paesi hanno declinato la festività in base alla loro cultura e alle diverse tradizioni, perciò nel mondo non esiste un'unica data per celebrare questa ricorrenza. SAN GIUSEPPE IN SICILIA  La figura di S. Giuseppe, è molto venerata in Sicilia, e lo dimostra l’alto numero di persone con nome Giuseppe, in tutte le sue varianti maschili tra cui Pippo, Peppe, Peppino, Pino, e femminili Giusy o Giusi, Giuseppa, Giuseppina, Peppina, Pina. È praticamente impossibile che in una famiglia siciliana non ci sia un Giuseppe o una Giusy da festeggiare il 19 marzo! È patrono dei papà, dei falegnami, dei carpentieri, degli ebanisti, dei moribondi e viene invocato per ottenere un buon matrimonio. Le celebrazioni di San Giuseppe in Sicilia sono davvero suggestive e rappresentano una grande occasione per conoscere la spiritualità dell’Isola. Nonostante questo giorno sia celebrato in tutta Italia, in Sicilia ha un significato davvero speciale. Anche in questa occasione si perde il confine tra storia e leggenda, tra sacra devozione e profano folklore, con momenti di grande e commossa preghiera a San Giuseppe, intervallati da gioia e peculiari usanze enogastronomiche. La leggenda narra che durante il Medioevo la Sicilia fu colpita da una gravissima siccità e conseguente carestia, che provocò lutti e disperazione, per cui i siciliani iniziarono a rivolgersi a San Giuseppe, implorandolo di liberare l’Isola dalla fame, promettendo che l’avrebbero celebrato ogni anno allestendo la “Tavola di San Giuseppe”: una tavola/altare imbandita con cibi prelibati e in particolare di pani a lui dedicati, il pane di San Giuseppe come ringraziamento per il miracolo. Le donne, si tramandano oralmente di madre in figlia, di generazione in generazione, i segreti della lavorazione del pane votivo spesso a forma di fiori, frutti e spighe di grano. Le tradizioni religiose continuano ancora oggi con una lunghissima lista di festeggiamenti. In moltissime città siciliane si svolge una processione in onore di San Giuseppe, con preghiere e canzoni celebrative. Inoltre, come ogni ricorrenza in Sicilia, anche il giorno di San Giuseppe è accompagnato da una serie di tradizioni culinarie, che variano a seconda della zona. Ma il denominatore comune in tutta la Sicilia è sicuramente la SFINCIA di San Giuseppe, un dolce, ufficialmente inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. In siciliano la parola "sfincia" si riferisce ad un prodotto culinario di consistenza morbida e irregolare simile ad una spugna. Infatti la parola “sfincia” deriva dall'arabo “ʾisfanj” a sua volta derivato dal latino spongia “spugna”. La sfincia è una dolce frittella morbida e spugnosa di pasta fritta, farcita con ricotta, gocce di cioccolato fondente e canditi (una scorzetta d'arancia o una ciliegia) ma ne esistono numerose varianti, anche salate! La Sfincia si prepara tradizionalmente per la festa di san Giuseppe, ma con il tempo, il prodotto è diventato disponibile al consumo tutto l’anno.
by MARIACRISTINA CELI 8 March 2025
La mimosa, non solo per la Giornata Internazionale della Donna!
by MARIACRISTINA CELI 23 February 2025
ORIGINI E SVILUPPO DEL CARNEVALE IN SICILIA Il Carnevale in Sicilia ha attraversato i millenni, evolvendo in una celebrazione che precede la Quaresima, ricca di significati e simbologia. Il Carnevale ha origini antichissime a partire da antichi riti greci dionisiaci e dai Saturnali latini, feste caratterizzate da un clima di euforia e trasgressione, in cui si sovvertivano i ruoli sociali e si celava la propria identità dietro una maschera. Il termine Carnevale deriva da “Carnem Levare”, che significa “astenersi dal mangiare carne” durante la Quaresima, il periodo di 40 giorni che precede la Pasqua Cristiana. Il Carnevale, quindi, era l’occasione per concedersi gli ultimi sfizi prima del digiuno imposto dalla Chiesa. La storia della Sicilia, terra di incontro tra diverse culture, ha influenzato anche le celebrazioni del Carnevale, che hanno assunto caratteristiche peculiari a seconda delle varie zone dell’isola nel folklore, nell’arte, nella gastronomia e nelle tradizioni popolari. Il Carnevale siciliano, quindi, è il frutto di un connubio di influssi dall’antichità dei Greci e dei Romani, dagli Arabi ai Normanni, dagli Spagnoli ai Francesi, fino all’Unità d’Italia. Da ogni epoca storica il Carnevale siciliano ha assunto un aspetto particolare, con consuetudini, usanze, maschere e tradizioni culinarie differenti. I festeggiamenti del Carnevale prevedono eventi di vario genere: sfilate di carri, sfilate in maschera, balli, concerti, sagre. Tra i più conosciuti citiamo Il Carnevale di Acireale, considerato uno dei più belli e antichi di tutta la Sicilia, caratterizzato da sfilate di carri in cartapesta e infiorati, arricchiti con moderni giochi di luci e scenografie spettacolari; ed il Carnevale di Sciacca tra i più antichi della Sicilia, risalente al 1600, la cui particolarità, frutto di una tradizione secolare, è la presenza della tipica maschera siciliana “Peppe Nappa”, il cui carro viene bruciato l’ultimo giorno della festa, dopo aver riconsegnato le chiavi della città al sindaco di Sciacca. Ma il Carnevale siciliano è soprattutto un momento di convivialità e condivisione, in cui si preparano e si gustano specialità culinarie tipiche, che insieme alle musiche e ai balli tradizionali, contribuiscono a rendere la festa un’esperienza coinvolgente. Noi vogliamo raccontarvi le nostre tradizioni locali, forse poco conosciute, uniche e affascinanti, che riguardano il nostro territorio in provincia di Messina, in occasione del Carnevale. RODI’ MILICI E I MISI ILL’ANNU A Rodì Milici (ME) la domenica e il martedì di Carnevale si tiene una recita in un unico atto, in dialetto agropastorale, chiamata “I misi ill’annu" (I mesi dell’anno). Si tratta di una rappresentazione teatrale di un testo a più voci, in cui si alternano in scena 15 personaggi in totale: I dodici mesi dell’anno, il re, il poeta e il viandante. I 12 mesi dell’anno, in groppa ad asini o cavalli, bardati a festa si susseguono nell’atto dello sfidarsi, attraverso versi in rima, declamando i motivi per i quali ognuno di essi meriterebbe il titolo di Re, simbolo del Tempo. Il Poeta/magistrato interviene per far superare i contrasti, riportando la pace ed i buoni rapporti con un ballo pacificatore. Alla fine del ballo il Viandante, una sorta di “Io narrante”, incoraggerà il Re a salvare la propria corona. L’origine di questa manifestazione risale al 1880 circa per merito del poeta-contadino Giuseppe Trifilò che, secondo la tradizione, compose tali versi durante il viaggio di ritorno in nave dagli Stati Uniti verso casa. Lo stesso Trifilò portò in scena la rappresentazione per la prima volta intorno al 1905, interpretando personalmente il Viandante. La rappresentazione rievoca l’ancestrale potere del ciclo agrario durante lo scorrere dell’anno, scandendo le principali attività agricole fondamentali per la sopravvivenza della comunità. Ciascuno dei mesi aspira alla corona di Re e argomenta al sovrano le ragioni per le quali meriterebbe tale incoronazione. GENNAIO, “primo mese”, in quanto fornisce acqua ed alimenti; FEBBARIO, mese della gaiezza; MARZO, che simboleggia la primavera; APRILE (che anticamente era rappresentato da un uomo vestito con abito da sposa e oggi da una donna (unica attrice femminile), con abbigliamento da primavera, il “mese della bellezza”; MAGGIO, che porta abbondanza di franzisi (aratro a una sola ala) e tumunìa (grano marzuolo); GIUGNO, il mese della mietitura; LUGLIO, che offre frumento e frutti di ogni specie; AGOSTO, per il caldo e la ricchezza di frutti; SETTEMBRE, che cantando porta alla vigna; OTTOBRE, per la vendemmia e le salsicce; NOVEMBRE, che offre vino novello e neve; DICEMBRE mese di nascita di Cristo Onnipotente. NOVARA DI SICILIA E IL TORNEO DEL MAIORCHINO Nel vicino comune di Novara di Sicilia (ME), durante i pomeriggi della settimana di Carnevale e nelle settimane precedenti si svolge il TORNEO DEL MAIORCHINO (inserito nel Registro delle Eredità Immateriali di Sicilia detto REIS). Il Maiorchino è un formaggio di pecora a produzione locale, secondo tecniche tradizionali, che rientra nell'elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) stilato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che ha ottenuto anche il riconoscimento di presidio Slow Food come "Maiorchino di Novara di Sicilia". Il Maiorchino ha un sapore delicato, tendente al piccante all'aumentare della stagionatura. La forma è rotonda, con diametro di circa 35 cm e altezza di circa 12 cm, pesa circa 12 kg, ha una crosta di colore ambrato tendente al marrone per i formaggi più stagionati; la pasta interna è di colore giallo paglierino ed ha una consistenza compatta. Secondo alcune fonti, già nel 1600 esisteva una manifestazione denominata “gioco della maiorchina”, durante la quale i pastori si sfidavano facendo rotolare lungo le strade del paese le forme di formaggio da loro prodotte, con lo scopo di dimostrare quanto la stagionatura fosse ben fatta. È un gioco di abilità, ma soprattutto di fortuna. Più squadre di giocatori, composte da 3 concorrenti ciascuna, si sfidano facendo rotolare le forme di Maiorchino, lungo un percorso prestabilito di circa due chilometri, partendo da via Duomo fino al Piano Don Michele. Ogni squadra nomina il proprio capo. A giudicare l’esito e la regolarità della competizione, vi sono i “giudici di gara”. Il lancio di partenza, facendo leva sul piede di appoggio fermo (pedi fermu), nel punto segnato e senza alcuna rincorsa, avviene attraverso la cosiddetta lazzada: uno spago di 1,00-1,20 metri circa, avvolto intorno alla forma, che viene srotolato con forza per dare la spinta necessaria alla forma di formaggio per iniziare il suo percorso. Il gioco è caratterizzato da un regolamento preciso e da termini dialettali che indicano momenti, azioni (modi ed effetti del lancio), luoghi (tappe del percorso). Vince la squadra che taglia per prima il traguardo, impiegando il minor numero di lanci. Durante la manifestazione i partecipanti e il pubblico che assiste e fa il tifo, pronuncia termini ed espressioni tipiche del gioco e del luogo. La manifestazione “sportiva” si conclude con una degustazione di prodotti tipici locali, ad opera dei produttori locali, che offrono i loro prodotti caseari per la degustazione, tra cui primeggia, ovviamente, il Maiorchino ma anche ricotta, tuma e i maccheroni al sugo di carne di maiale con una spolverata abbondante di Maiorchino grattugiato. Il Carnevale in Sicilia è un’esperienza intensa che unisce storia, cultura, arte, gastronomia e divertimento in un unico evento. Dalle sue radici antiche alle sue celebrazioni contemporanee, il Carnevale siciliano offre un viaggio nelle tradizioni e nell’identità della nostra regione. Ti troverai immerso in un’atmosfera di festa e allegria. Avrai l’opportunità di assaporare deliziose specialità culinarie locali e partecipare ad indimenticabili eventi e spettacoli.
by MARIACRISTINA CELI 15 February 2025
Rai Cultura propone per la serata di lunedì 17 febbraio alle 21.30 su Rai 1 una puntata speciale del programma "Ulisse, il piacere della scoperta" intitolata "La Sicilia di Montalbano". Alberto Angela in occasione del centenario dalla nascita del maestro Andrea Camilleri, ci accompagnerà in un viaggio alla scoperta di tanti paesaggi incantati della Sicilia che, grazie alla figura creata dal maestro Camilleri, sono diventati meta di tanti turisti. La puntata è dedicata una alla scoperta dei luoghi in cui sono state ambientate le avventure del commissario, in compagnia dei protagonisti della famosa serie. Vedremo Scicli, Ragusa, Modica, la Scala dei Turchi, la Fornace Penna, Marzamemi, Donnafugata, la Valle dei Templi di Agrigento e la nostra splendida Tindari. Il viaggio alla scoperta dei paesaggi incantati della Sicilia ci condurrà in ogni tappa ad un progressivo avvicinamento a Montalbano. Nel suo cammino Alberto Angela sarà accompagnato dai protagonisti della serie TV diretta da Alberto Sironi, incontrando il bizzarro Catarella (l'attore Angelo Russo), il fedele ispettore Fazio (Peppino Mazzotta), il "fimminaro" Mimì Augello (Cesare Bocci) fino a imbattersi nel protagonista, Luca Zingaretti. Ognuno di essi racconterà aneddoti che hanno costellato i quindici anni in cui hanno lavorato alla realizzazione dei 37 episodi in cui il Commissario e i suoi collaboratori sono stati coinvolti. Arianna Mortelliti, nipote dello scrittore, ricorderà il nonno. L'editore Antonio Sellerio parlerà del suo successo in tutto il mondo. La scrittrice Simonetta Agnello Hornby ci accompagnerà in un viaggio della cucina e della pasticceria siciliana. Sarà una festa in onore di Montalbano, ma soprattutto un sentito omaggio al suo creatore: Andrea Camilleri (Porto Empedocle, Agrigento, 1925 - Roma 2019). Camilleri ha iniziato giovanissimo a pubblicare poesie e racconti, svolgendo tuttavia per molto tempo il lavoro di regista teatrale e di sceneggiatore. Nell'era della TV in bianco e nero, il giovane Camilleri si è impegnato in produzioni fiction per la Rai (tra cui due serie poliziesche rimaste leggendarie, il Tenente Sheridan interpretato da Ubaldo Lay e il Maigret di Simenon con Gino Cervi). Il successo arriva tardi, nel 1994 con la pubblicazione del romanzo “La forma dell’acqua”, il primo di una lunga e apprezzatissima serie, con protagonista il commissario di polizia Salvo Montalbano, che nella cittadina immaginaria (ma inconfondibilmente siciliana) di Vigàta risolve abilmente, animato da profondi sentimenti di giustizia e di umanità, casi di omicidio e malaffare. Il siciliano Commissario Montalbano è estraneo a preoccupazioni di carriera ed insofferente ai metodi tradizionali, semmai incline a procedure non sempre formalmente ineccepibili; ha un carattere sbrigativo, ama la buona cucina, il mare, la lettura ma soprattutto ama la propria terra, tanto da rifiutare il trasferimento al nord, dopo le stragi di mafia del 1992. Montalbano è uno dei personaggi più noti del giallo all'italiana, una vera e propria icona poliziesca. La serie del commissario Montalbano è proseguita con numerosi altri romanzi e racconti. Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1997), La gita a Tindari (2000) , L'odore della notte (2001), Il giro di boa (2003), La pazienza del ragno (2004), La luna di carta (2005), La vampa d'agosto e Le ali della sfinge (2006), La pista di sabbia (2007), Il campo del vasaio e L'età del dubbio (2008), La danza del gabbiano (2009) e con alcune raccolte di racconti (Un mese con Montalbano, 1998; Gli arancini di Montalbano, 1999; La paura di Montalbano, 2002; La prima indagine di Montalbano, 2004). L'ultimo libro di Montalbano è uscito postumo (per desiderio dell'autore) nel 2020, Riccardino, e pone la parola fine all'amatissima saga. La fama di Camilleri è esplosa grazie alla trasposizione televisiva e alla risonanza dei film ad essa ispirati, delle avventure e dei romanzi del Commissario Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti e nella versione giovanile da Michele Riondino. Particolari e molto apprezzate anche le colonne sonore dei diversi film. Molte puntate hanno tenuto incollati alla televisione milioni di italiani di tutte le generazioni. Uno strepitoso successo per Montalbano e per la nostra splendida Sicilia.  La peculiarità dei romanzi di Camilleri è l'uso di un particolare linguaggio commisto di italiano e di siciliano. Il linguaggio usato da Camilleri è un connubio equilibrato tra struttura in lingua italiana e termini dai vari dialetti siciliani comunemente parlati, in cui i termini dialettali assumono superiore qualità e ancora più potente risonanza di quelli italiani. Il particolare linguaggio di Camilleri ci permette di seguirlo in un viaggio letterario ma anche e soprattutto Culturale, dove nulla è lasciato al caso, dove ogni termine dialettale coglie una sfumatura unica e precisa, insostituibile e penetrante di un modo di essere e di vivere, di relazionarsi e di raccontarsi di tutta la storia intellettuale siciliana. Andrea Camilleri, con il suo particolarissimo modo di scrivere, riesce a dare vita a persone e non a personaggi, cogliendone l’intima “Sicilianeità”, presentando al mondo moderno e globalizzato, la Sicilia e i Siciliani e la loro anima antica ma non vecchia, ove scaturisce l’essenza potente di cuore, pensiero e volontà, in cui coscienza, sensibilità, passione, ma anche spiritualità e concretezza, convivono e trovano espressione attraverso una lingua propria, unica ed impareggiabile.
31 January 2025
Alzi la mano chi non lo sa! La festa di San Valentino è alle porte! Calendario alla mano, la festa degli innamorati si avvicina! Il 14 febbraio, si festeggia San Valentino, la Festa degli Innamorati, che negli ultimi anni è diventata più universalmente la festa di chi ama, che sia una persona cara, un genitore, un figlio o un amico, San Valentino è il momento perfetto per esprimere affetto alle persone importanti della tua vita. I riflettori sono quindi puntati sull’Amore, con la “A” maiuscola, sull’amore romantico sull’amore affettuoso, sull’amore sensuale, sull’amore platonico e su tutti i sentimenti che l’amore comporta. Ogni 14 febbraio Agape e Eros convivono pacificamente! Perché San Valentino non è solo una smielata festa per pochi, ma è anche una scusa per fermarsi a riflettere sulle preziose presenze che ci accompagnano nella nostra vita quotidiana, un’occasione per riprendere il proprio tempo di coppia, o in un rapporto importante con i nostri cari e ritrovare e rivivere la gioia della propria unione. Una celebrazione dell’amore universale, talvolta così strabordante di consumismo che ci si dimentica il perché di questa festa. E voi volete conoscere le origini di questa festa universalmente riconosciuta? RA STORIA E LEGGENDA La sua origine risale agli Antichi Romani per i quali febbraio era considerato un mese importante, celebrato come il mese della rinascita, in cui avvenivano riti di purificazione per ottenere fortuna e fertilitá. Il 15 febbraio si svolgevano i “Lupercalia”, celebrazioni dedicate al dio Luperco: feste della fertilità, in cui donne e uomini si lasciavano andare con festeggiamenti sfrenati, ritenuti immorali dai cristiani, dato che prevedano anche la nudità rituale ed erano apertamente in contrasto con la dottrina e l'idea di amore cristiano. Si svolgeva una sorta di lotteria dell´amore: in una urna venivano mescolati i nomi di uomini e donne, che venivano estratti da un bambino, in modo tale da comporre delle coppie che avrebbero poi vissuto, per tutto l´anno seguente, in intimitá per onorare il rito della fertilitá e il dio stesso. Ogni anno, poi, il rito si sarebbe ripetuto. Per questo motivo, una volta che il cristianesimo si fu affermato in Europa, Papa Gelasio I nel 496 d.C. decise di “cristianizzare” questa vecchia pratica, cancellando i Lupercalia e sostituendoli con la Festa degli Innamorati, il 14 febbraio, giorno già dedicato dalla Chiesa al Santo Valentino martire, che fu individuato come protettore degli innamorati. Ma perché fu proprio il vescovo Valentino a divenire Santo patrono degli innamorati? Per una serie di miti e leggende riguardanti la sua vita. San Valentino, nato a Interamna l’attuale Terni, nel 176 d.C. fu martirizzato a Roma il 14 febbraio del 270 d.C. circa. Valentino dedicò la vita alla comunità cristiana e alla città di Terni dove infuriavano le persecuzioni contro i cristiani. Fu consacrato vescovo della città nel 197 da Papa San Feliciano ed è considerato il patrono degli innamorati per varie leggende che lo vedono protagonista in storie d'amore tramandate nel tempo. La principale riguarda la cosiddetta rosa della conciliazione. Secondo la leggenda, infatti, San Valentino riconciliò due innamorati portando loro una rosa e benedicendo successivamente il loro matrimonio. Quando la storia si diffuse, molti decisero di andare in pellegrinaggio dal vescovo di Terni il 14 di ogni mese, giorno dedicato alle benedizioni. Si spiega così la tradizione di regalare rose a San Valentino. Un'altra leggenda riguarda la celebrazione del matrimonio tra la giovane cristiana Serapia e il centurione romano pagano Sabino che gli fu causa del martirio. Valentino fu presto considerato simbolo e protettore dell´amore a carattere universale. L’ORIGINE LETTERARIA In letteratura l´associazione con l´amore romantico arrivò successivamente e il merito di aver consacrato San Valentino come santo patrono dell'amore è da ascrivere a Geoffrey Chaucer, famosissimo scrittore inglese, indicato come il padre della letteratura inglese, autore di “The Canterbury Tales” ovvero “I Racconti di Canterbury”. Chaucer scrisse alla fine del 1300, in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia, l’opera The Parliament of Fowls, (Il Parlamento degli Uccelli) un poema in versi in cui associa Cupido a San Valentino, che così divenne il tramite ultraterreno della dimensione dell'Amore cortese. Non a caso sia in Francia sia in Inghilterra, nel Medioevo, metá febbraio coincideva con il rito naturale dell´accoppiamento degli uccelli, che si trova perfettamente in linea con la consacrazione del 14 febbraio. PERCHÈ SI SCAMBIANO BIGLIETTI E REGALI A SAN VALENTINO? Lo scambio di biglietti il 14 febbraio ha diverse spiegazioni leggendarie. La prima e più accreditata, narra che il vescovo compì il miracolo di ridare la vista alla figlia cieca del suo carceriere, di cui forse era innamorato, e a cui scrisse un biglietto che recitava: "Dal tuo Valentino”. L'altra leggenda racconta che San Valentino possedesse un giardino in cui faceva giocare i bambini e che alla sera regalasse loro un fiore da portare a casa. Quando il Santo fu imprigionato i bambini non ebbero più un luogo dove giocare! Due piccioni viaggiatori riuscirono a trovare la prigione di Valentino e si misero a tubare dietro le sbarre della sua finestra. Valentino li riconobbe e legò al collo di uno una piccola chiave e al collo dell’altro un sacchetto fatto a cuoricino con dentro un biglietto. I piccioni fecero ritorno in città portando alla gente la chiave del giardino e il biglietto in cui c’era scritto «A tutti i bambini che amo, dal vostro Valentino»!". Ecco dunque il perché delle “Valentine”, i biglietti che gli innamorati si scambiano! La tradizione è soprattutto anglosassone e tale usanza nasce probabilmente da un vero evento storico: la valentina più antica che si conosca sarebbe quella che Carlo d’Orleans scrisse alla moglie chiamandola la sua «dolcissima Valentina» mentre era rinchiuso nella torre di Londra, come prigioniero, dopo essere stato sconfitto nel 1415. A partire dal XIX secolo, questa tradizione ha ispirato la produzione e la commercializzazione su vasta scala di biglietti d'auguri dedicati agli innamorati in questa festa. COME TRASCORRONO SAN VALENTINO GLI ITALIANI? Da tradizione gli innamorati si scambiano bigliettini, fiori, cioccolatini o piccoli doni. Per dimostrare il proprio amore basta poco, nulla di particolarmente impegnativo, un’idea semplice! A volte ci dimentichiamo dell'importanza dei piccoli gesti e non c'è occasione migliore per ricordacelo in questo giorno speciale. In effetti scrivere un biglietto personale è davvero un modo romantico e sincero per dimostrare il tuo amore e il tuo apprezzamento a chi si ama. E se la poesia e le parole dolci non sono il tuo forte, ma sei dolce nell’animo, regala una confezione di deliziosi cioccolatini, ce ne sono per tutti i tipi e di tutti i gusti! Vuoi stupire la persona che ami? Organizza un dolce risveglio direttamente a casa con una colazione a letto, un momento da condividere insieme gustando una fetta di torta e biscotti preparati da te, e a seconda dei gusti un caffè, un thè, una cioccolata calda o un succo di frutta bio, per augurarvi un "buon San Valentino"! Non potete fare colazione insieme? Hai pensato ad un magnifico mazzo di fiori? I fiori infatti sono sempre un’ottima idea; bellissime rose vellutate, ma anche i suoi fiori preferiti, qualunque essi siano, per una sorpresa sempre apprezzata! Puoi fare recapitare il tuo bouquet al lavoro, a casa o semplicemente bussa alla sua porta con i fiori in mano! Effetto wow assicurato! E se ti piace particolarmente dilettarti ai fornelli prepara una romantica cena a sorpresa a lume di candela, con i suoi piatti preferiti per concludere in bellezza con un dolce a tema come una torta a forma di cuore e un buon calice di vino o un prosecco dalle delicate bollicine per brindare al vostro amore per un fine cena indimenticabile! Le vetrine sono piene di idee regalo di ogni tipo, peluches coccolosi se siete giovanissimi alle prese con la prima cotta, scintillanti sbrillocchi per meno giovani ma ancora inguaribili romantici, libri di poesie per grandi sognatori, ma anche pragmatici buoni regalo per gli scettici meno romantici e più sarcastici! Se nessuna di queste proposte è quella che fa al caso tuo, possiamo suggerirti un’altra idea! Qualsiasi sia la motivazione per cui non hai ancora individuato il regalo giusto per San Valentino, abbiamo noi la soluzione… Quale occasione migliore per dedicarsi e dedicare il proprio tempo a chi si ama? Concedetevi tempo per parlarvi, per guardavi negli occhi ma soprattutto per guardarvi dentro al cuore e ricordarvi a vicenda cosa vi ha fatto innamorare e perché vi amate ancora, Buon San Valentino!
by Stefano Di Pietro 17 December 2024
Il Natale del Presepe con la carta roccia, la grotta di spinapulici (rametti di asparago selvatico), i pastorelli di terracotta, il muschio umido e odoroso di pioggia gentile, il ruscello di stagnola, la neve di cotone e i mandarini decorativi lungo il percorso. Il Natale con il vestito nuovo a fantasia tartan e le scarpe lucide con la suola di cuoio, per scivolare meglio. Il Natale dei berretti e delle sciarpe fatte a maglia dalla nonna, con quella lana che pizzicava un po' collo e viso, ma teneva al caldo. Il Natale, sulla sediolina di paglia, attorno alla conca (braciere) in cui gettare scorze d'arancia e di mandarini, che dopo le scintille emanavano una fragranza agrumata che smorzava l'odore di fumo del camino. Il Natale del riso nero, con quel profumo di cioccolato e nocciole tostate, da raschiare nel tegame con il cucchiaio di legno, da contemplare e poi gustare, nei piatti del "servizio buono", che si regalavano al posto dei panettoni, avvolti nella mappina (strofinaccio di cotone) "buona" pure lei. Il Natale del regalo unico, semplice, incartato in casa, magari con il fiocco riciclato, ma che ti riempiva le mani e il cuore. Il Natale della tombola con le cartelle e il tabellone di cartoncino, i numeri da estrarre di legno custoditi nel sacchetto di velluto, le lenticchie o i pezzetti di buccia di mandarini per coprire le caselle. Il Natale con almeno quattro famiglie a tavola, nonni e nonne, zie, zii, cugine e cugini, consuoceri e affini. Il Natale con i cestini pieni di noci e nocciole, l'addetto allo schiaccianoci che "voi bimbi vi fate male" e che "a nuciddina miricana" ( le arachidi) la sguscio da me. Il Natale che se chiudo gli occhi torno indietro nel tempo! Mi pungo le mani con la spinapulici mettendo le statuine di Giuseppe e Maria nel Presepe! Sento ancora distintamente la voce di chi non c'è più! Indosso l'abito e le scarpe della festa! Mi pizzica la lana sul collo e sul viso! Sento ancora l'odore acre del fumo del camino, misto a quello dolce di arance e mandarini! Sento ancora l'aroma e il gusto intensi del riso nero! Scarto il mio regalo con le mani tremanti! Giochiamo a tombola con le bucce di mandarini e le lenticchie che si spostano; mentre noci, nocciole e arachidi rotolano ovunque! Apro gli occhi! È Natale anche ora!
by Stefano Di Pietro 17 December 2024
Per devozione anche quest’anno la mia famiglia farà una Gita a Tindari! Come dimenticare quella giornata? Ricordo tutto, nulla fu più uguale, tutta la Sicilia ne parla e ne parlerà tutto il mondo! Al mio paese si parlava di questa Madonna, venuta dal mare, dal paese dei turchi, su una nave carica di ricchezze, che per una terribile tempesta trovò riparo sotto il promontorio di Tindari. A mare calmo, forse per una secca, la nave non riusciva a ripartire, per cui i marinai alleggerirono il carico lasciando casse e bauli. Fu così che i pescatori trovarono in una cassa la statua di una Madonna con il suo Bambino, di una bellezza mai vista prima! Decisero di portarla in cima al colle, vicino alla città antica, dove vissero i greci e i latini. Si raccontava al mio paese, questa storia antica, e tutti quelli che erano andati a vedere questa meraviglia tornavano estasiati. Volli andare anch’io, con la mia famiglia, a vedere questo prodigio! Partimmo di notte, in cielo stelle a migliaia. Misi mia figlia nella coffa, com’era bella! Dormiva beata, vestita a festa, con le treccine con il nastrino di seta! Attraversammo vigneti, uliveti, agrumeti! Arrivammo a Oliveri, “bello e grazioso casale, con un grande castello in riva al mare, delle case, delle buone terre da seminare, … con un bel porto nel quale si faceva copiosa pesca di tonno”. Albeggiava, le stelle adesso brillavano in terra, dieci, cento, mille, mille migliaia di luci sotto il sole rosa! Non avevo mai visto il mare; sembrava cielo, tremava e dondolava dolcemente, era come uno specchio. Tolsi le scarpe ed entrai con i piedi in quelle acque cristalline, trasalii con un balzo indietro! I pesci mi lambivano le caviglie! Era mattina! Sentii la voce del capo Rais alla tonnara e il coro dei tonnaroti e il rumore dei loro arnesi, e il brusio di uomini e donne operosi come api vicino l’alveare. Cielo e mare erano intrecciati! All’orizzonte sette isole, Lipari e le sue sorelle! La bambina dormiva ancora. Un pescatore intercettò il nostro stupore e la nostra stanchezza e intuendo la meta del nostro viaggio si offrì di accompagnarci per un breve tratto di mare sulla sua barcuzza, già diretta verso le grotte sotto al colle! Che profumo di sole e di sale! Il mare era trasparente, pesci grandi e piccoli attorniavano la barca, il fondale ribolliva di polpi timorosi e ricci di mare rotolavano tra le onde! Egli ci lasciò ai piedi del sentiero detto “coda di Volpe”, mancava solo un’ora di cammino! La bambina si era svegliata, la tenevo per mano, a tratti in braccio. Il sentiero era in salita, ma la vista del mare azzurro e l’odore del sale e dei fiori selvatici lo rendeva piacevole. Dietro un uliveto apparve la chiesetta: il Santuario della Madonna! Mi batteva forte il cuore, avevo tanto sognato quel momento! Un portale intarsiato, marmo al pavimento, marmo alle colonne, alzai lo sguardo e Matri Mia! “Haju vinutu di luntana via, ppi vidiri a una cchiù brutta di mia!” (Sono venuta da così lontano per vedere una più brutta di me?) Non riuscii a trattenere le parole! La Madonna era nera e nero il divin Figlio! Tutte quelle meraviglie in cielo, in terra e in mare, per concludere così il mio viaggio? Mentre pensavo confusa, la bambina mi lasciò la mano, non me ne accorsi, sopraffatta dallo stupore finché la sentii gridare! In mare, la bambina cadde in mare! Mi si spezzò il cuore, smisi di respirare, mi paralizzai e caddi in terra innanzi alla Madonna Nera! Lei, solo Lei poteva capirmi, Lei che aveva perso suo Figlio! Piansi lacrime salate come il mare e supplicai perdono, con il viso sul marmo, immobile e pentita! E piangendo Le chiesi la Grazia! Piansi così tanto che mi sembrò di non aver più lacrime, il mio viso si asciugò! Mi sollevarono e mi avvicinai alla balaustra. Vidi le onde fremere, la sabbia spumeggiare, il mare si ritirò e avvenne il miracolo! Apparve una lingua di sabbia, con dei Laghetti, la sua sagoma era quella della Vergine di profilo e tra le mani reggeva mia figlia! Le sue trecce erano asciutte, asciutto il vestitino! Mi salutava con la manina! Corsi innanzi l’effige della Madonna Nera, mai immagine fu più bella né mai lo sarà ai miei occhi! Accorsero tante barche di pescatori, che non osarono mettere piede su quella sabbia miracolosa e si chiedevano di dove venisse quella bambina. Giunse anche l’uomo che ci aveva accompagnati in mattinata! Lui vide e capì! Sollevò lo sguardo in alto, si tolse il cappello per rispetto e corse scalzo a prendere mia figlia! Ringraziai la Madonna e le promisi che mai avrei smesso di raccontare il miracolo della Madonna Nera di Tindari, la bellezza di Marinello e dei suoi Laghetti. E’ un posto speciale ove le meraviglie di cielo, terra e mare per sempre richiameranno la gente, da ogni parte del mondo, a visitare uno dei luoghi più belli della Sicilia!
by Stefano Di Pietro 17 December 2024
Tornammo dalla nostra Gita a Tindari e nulla fu più uguale…. la gente veniva in casa nostra per sentire la nostra storia... raccontavamo delle bellezze di quel territorio ricco e fertile, ove c’erano rigogliosi agrumeti e generosi uliveti, dove il mare e il cielo si intrecciavano e abbracciavano insieme all’orizzonte le isole Eolie, e dove la Madonna Nera ci aveva fatto Grazia, facendo riemergere dai flutti la nostra bambina, su una lingua di sabbia, con dei Laghetti, la cui sagoma era quella della Vergine di profilo che tra le mani reggeva nostra figlia. La gente ascoltava estasiata. Cominciarono a organizzare carovane verso Tindari, per ammirare la statua della Madonna Nera con il suo Bambino, e la spiaggia miracolosa di Marinello con i suoi Laghetti. Continuavo a pensare alla dolcezza di quella Madre nonostante il suo aspetto particolare. Temevo che crescendo il ricordo del miracolo potesse affievolirsi nella memoria di mia figlia, così in prossimità del Natale misi insieme pochi ingredienti semplici che avevo in casa, riso, latte, mandorle, un pochino di cannella e aggiunsi il cioccolato, che aveva lo stesso colore della pelle della Madonna a me tanto cara! Volevo che mia figlia associasse la sensazione della dolcezza all’immagine della Madonna di Tindari. Così feci il riso nero. Tostai le mandorle in un padellino sulla brace, fino a farle diventare brune come la pelle della Vergine di Tindari e le pestai nel mortaio. Misi a bollire il latte, ma non era molto e ci aggiunsi dell’acqua, Versai quindi il riso nel miscuglio e mentre cuoceva nel tegame, sciolsi a parte in un altro tegamino quel poco latte che avevo lasciato da parte con il cioccolato fondente grattuggiato e il cacao amaro e aggiunsi tutto nel tegame, mescolando e pregando. Aggiunsi lo zucchero. Sempre rimestando aggiunsi le mandorle tostate e triturate, poi una scorza d’arancia e una manciata di cannella … Il profumo invase la mia piccola casa e raggiunse anche i vicini. Continuai per qualche altro minuto a cuocere il riso, che era diventato nero, finchè divenne cremoso e morbido e lo versai nella “spirlunga” (sperlunga, piatto ovale da portata) per farlo raffreddare. La bambina, impaziente di assaggiare, raschiò il tegame con il cucchiaio di legno, e disse: “è nero e buono come la Madonna di Tindari!” Ero felice, mia figlia non avrebbe mai dimenticato il “nostro” miracolo! Familiari e vicini, dopo iniziale riluttanza, che ricordò la mia innanzi all’effige della Madonna, rimasero piacevolmente sorpresi dal gusto e dall’aroma unico di quel dolce! Ne vollero la ricetta e lo riproposero nelle loro case. Ancora oggi nel messinese si tramanda la mia ricetta, di madre in figlia, in ogni famiglia, e così avverrà in ogni casa per molto tempo ancora… Riso Nero alla Messinese Il Riso Nero alla Messinese è un dolce tipicamente casalingo, caratterizzato da gusto e aroma intensi e inconfondibili, legato alla tradizione della provincia di Messina. Non esiste in città e in tutto il territorio messinese, famiglia che non tramandi di generazione in generazione la propria variante della ricetta. Si ritiene che il riso nero sia un dolce votivo realizzato in onore della Madonna Nera del Santuario di Tindari, in provincia di Messina. Si crede infatti che il colore nero della statua, venerata all’interno del Santuario, raffigurante una Madonna nera, seduta in trono mentre regge in grembo il Bambino Gesù, abbia ispirato la creazione di un dolce povero dello stesso colore: il “riso nero” appunto. Per tradizione il riso nero si prepara ancora oggi in occasione della festività Natalizie, anche come regalo per parenti ed amici.
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